Dog sitter: non basta amare i cani

Affidare il proprio cane a qualcuno non significa semplicemente trovare una persona che gli metta il guinzaglio e lo porti a fare un giro.

E voler fare il dog sitter non significa soltanto amare i cani.

Significa assumersi la responsabilità, anche solo per qualche ora, di un animale con abitudini, emozioni, paure, esigenze e caratteristiche individuali.

La prima domanda da farti non è: “Mi piacciono i cani?”

Ma: “Sono davvero in grado di gestire in sicurezza il cane di un’altra persona?”

Ogni cane è diverso. Può essere socievole, timoroso, reattivo verso altri cani, anziano, malato, incline alla fuga o poco abituato agli estranei.

Un buon dog sitter deve conoscere almeno le basi della comunicazione del cane, saper riconoscere stress, paura e disagio e soprattutto rispettare le indicazioni del proprietario.

Se il cane non deve essere liberato, non si libera.

Se deve evitare gli altri cani, non si decide autonomamente di “farlo socializzare”.

E se un cane supera le proprie capacità di gestione, bisogna anche saper dire:

“Non sono la persona adatta per questo incarico.”

Riconoscere i propri limiti è professionalità.

Chi vuole fare questo lavoro seriamente dovrebbe formarsi sulla gestione e sul comportamento del cane. È molto utile anche una preparazione di primo soccorso veterinario.

Il dog sitter non deve sostituirsi al veterinario, ma deve essere capace di riconoscere una situazione potenzialmente urgente e sapere quando è necessario chiamare il proprietario, contattare il veterinario o accompagnare il cane presso una struttura.

Un trauma, un colpo di calore, una difficoltà respiratoria, un malore improvviso o una possibile ingestione pericolosa non possono essere affrontati semplicemente aspettando “che passi”.

Se volete spendere pochissimo, probabilmente qualcuno disposto a portare fuori il cane lo troverete.

Può essere il figlio dell’amica, il vicino di casa o il ragazzo di sedici anni che vuole guadagnare qualche euro.

Non significa necessariamente che quella persona tratterà male il vostro cane.

Significa però che non state necessariamente acquistando lo stesso servizio a un prezzo più basso.

Un professionista investe nella propria formazione, continua ad aggiornarsi, organizza il proprio lavoro e si assume consapevolmente la responsabilità dell’animale che gli viene affidato.

Quando si parla di servizi per gli animali, troppo spesso la scelta viene fatta esclusivamente sul prezzo. Un professionista può sentirsi dire: “Costa troppo.”

Poi però il cane viene affidato a qualcuno che chiede pochi euro e che magari non possiede alcuna formazione specifica. È una scelta possibile.

Ma non significa aver trovato lo stesso servizio a un prezzo migliore.

La professionalità non si vede soltanto quando la passeggiata fila liscia.

Si vede quando bisogna prevenire un problema o affrontare un imprevisto: una fuga, una pettorina che si sfila, una reazione verso un altro cane, una paura improvvisa o un malore.

Prima di dire che un dog sitter professionista costa troppo bisognerebbe quindi chiedersi:

“Che cosa sto pagando?”

Perché non state pagando soltanto trenta o sessanta minuti di passeggiata.

State pagando anche formazione, esperienza, capacità di osservazione, prevenzione e gestione dell’imprevisto.

Naturalmente vale anche il contrario: un prezzo alto non rende automaticamente qualcuno competente.

La professionalità va valutata, non semplicemente presunta.

Il dog sitting può essere una vera attività professionale.

La classificazione ATECO 2025 comprende espressamente dog sitter e cat sitter nel codice 96.99.11 – Servizi di presa in pensione e custodia per animali da compagnia.

Fare occasionalmente un favore al cane di un conoscente e svolgere abitualmente questa attività come lavoro sono due cose diverse.

Anche la regolarità con cui una persona svolge la propria attività fa parte della professionalità.

Avrete probabilmente visto dog sitter passeggiare con cinque, otto o perfino dieci cani contemporaneamente.

Può sembrare una dimostrazione di grande capacità.

Non necessariamente lo è.

Per un servizio di dog sitting è bene occuparsi di un cane alla volta.

Perché il compito non è semplicemente tenere dei guinzagli.

Bisogna osservare il cane, capire come sta, gestire gli incontri, accorgersi dei suoi segnali e poter intervenire rapidamente se succede qualcosa.

Più aumenta il numero dei cani, più tutto questo diventa difficile.

Naturalmente due cani che vivono insieme e sono abituati a passeggiare insieme sono un’altra cosa.

Ma mettere insieme numerosi cani diversi significa inevitabilmente dividere attenzione e capacità di gestione.

Non nascondete le difficoltà per paura che il dog sitter possa rifiutare l’incarico.

Se il cane tira, reagisce ad altri cani, ha paura degli estranei, protegge il cibo, tenta di scappare, assume farmaci o ha problemi fisici, ditelo.

Non serve dire che è “buonissimo”. Serve descriverlo per quello che è realmente.

Prima dell’incarico il dog sitter dovrebbe conoscere almeno:

  • abitudini e orari;
  • alimentazione;
  • eventuali farmaci o problemi fisici;
  • paure e difficoltà comportamentali;
  • rapporto con persone e altri cani;
  • strumenti utilizzati durante la passeggiata;
  • eventuali precedenti fughe;
  • contatti del proprietario;
  • veterinario di riferimento;
  • indicazioni da seguire in caso di emergenza.

Ed è sempre utile effettuare prima uno o più incontri conoscitivi.

Prima di affidargli il vostro cane, chiedete:

  1. Che formazione ed esperienza hai?
  2. Durante il servizio porterai contemporaneamente anche altri cani?
  3. Sai come comportarti in caso di emergenza?
  4. Come gestisci un cane impaurito, reattivo o un incontro difficile durante la passeggiata?
  5. Che cosa fai se ti accorgi che non riesci a gestire il mio cane in sicurezza?

Un professionista serio non dovrebbe avere difficoltà a rispondere in modo chiaro e concreto.

Durante un servizio di dog sitting non è il momento di cambiare le abitudini del cane, sperimentare metodi educativi o dimostrare di “saperci fare”.

Il compito del dog sitter è prima di tutto occuparsi del cane in sicurezza.

Se emergono difficoltà comportamentali, le riferirà al proprietario, che potrà eventualmente rivolgersi a un professionista competente.

Dog sitting ed educazione cinofila possono avere punti di contatto, ma non sono la stessa cosa.

Spesso dalle cose più semplici.

Un buon dog sitter fa domande, vuole conoscere il cane prima di prenderlo in gestione, non minimizza le difficoltà, non forza il contatto, non libera il cane senza autorizzazione, non improvvisa e sa riconoscere i propri limiti.

E soprattutto considera il cane che gli avete affidato un individuo di cui è temporaneamente responsabile, non uno dei tanti guinzagli che tiene in mano.

Il dog sitter non è semplicemente “quello che porta fuori il cane quando io non posso”.

È la persona a cui, per un certo periodo di tempo, affidiamo la sua sicurezza e il suo benessere.

Per questo, sia che vogliate fare questo lavoro sia che stiate cercando qualcuno a cui affidare il vostro cane, vale una regola molto semplice: non scegliete con superficialità.

Ovviamente quanto scritto non vale solo per i cani, ma per tutti gli animali che vengono affidati a un pet sitter.

In foto Zoe 🥰

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